Curiosità felina
Erano giorni che quel gatto gironzolava intorno alla sua casa. Non sembrava randagio ma comunque si muoveva perfettamente padrone di quell'ambiente esterno. Con eleganza, quella che solo i gatti sanno dimostrare. Aveva gli occhi verdi. Verdi e misteriosi, sembravano gli occhi di una persona anziana, avevano quell'espressione tipica di chi ha visto molte cose ma non ha nessuna intenzione di perdere del tempo a raccontartele. Una sera mentre rientrava trafelata, carica di mille cose che le traballavano tra le braccia, lo trovò davanti all'ingresso. Seduto. Come se stesse lì ad aspettarla. Si bloccò di colpo mentre cercava le chiavi nella sua sempre disorganizzatissima borsa.
"Non ci credo, non puoi aspettare proprio me, su...scostati, fammi passare."
Restò ancora più interdetta quando il gatto le diede ascolto. Si stiracchiò pigramente e la guardò, forse per un paio di secondi, molto attento e poi...si scostò. Qualche passo sulle sottili zampe e le lasciò la strada libera. Lei estrasse le chiavi dalla borsa e così facendo fece cadere una quantità ragguardevole di foglietti di molteplici dimensioni.
"Oh dannazione!" Esclamò contrariata.
La questione era che appuntava tutto. A mano. La penna che scorreva sulla carta non l'aveva mai stancata. La tastiera la stremava. La penna no. Quindi ogni cosa che le passava per la mente finiva su di un foglio, ogni messaggio che le arrivava e che la colpiva, numeri di telefono, indirizzi web, appunti per uno scritto ed ogni altra sorta di informazioni. Posò le buste della spesa ed iniziò a raccogliere tutto. Quando finì si voltò lentamente verso destra. Il gatto era ancora là che si leccava una zampa. Sembrava stesse ancora aspettando. Lei si caricò di tutto di nuovo e poi gli disse lasciando l'uscio socchiuso:
"Se hai deciso così allora la porta è aperta, se vuoi mio caro affascinante amico seguimi pure..."
L'animale la guardò come sfidandola e non si mosse.
"Oh...fa' come vuoi." Concluse lei e si avviò.
Passarono 20 minuti.
Fascia in testa, a raccogliere i capelli leggermente mossi, spalancò la porta di casa decisa. Aveva un milione di cose da fare tra cui quelle odiose faccende di casa che tanto tempo portavano via alla sua amata penna. Era così di nuovo carica di buste, di roba da buttare questa volta. Quasi lo calpestò.
"E tu che ci fai qua?" Gli disse sorpresa.
Il pelo bruno e lucido con movimento languido entrò in casa.
"Prego non fare complimenti mi raccomando..." Disse lei sorridendo.
Posò le buste sul pianerottolo e chiuse la porta dietro di se. Lo seguì con tranquillità, lui le esplorò senza fretta tutto l'appartamento. Si fermò davanti allo scrittoio e vi salì con un balzo agile. Proprio lì di fronte c'era una finestra che dava sul piccolo giardino della casa e dal giardino sul mondo.
"E' quasi sempre aperta sai? Non ti sarà difficile riprenderti quella libertà che hai lasciato là fuori." Gli disse convinta che l'avrebbe ospitato per poco.
Passarono 2 anni.
Era seduta e stava scrivendo. La notte era fresca in quella valle tra i monti nonostante fosse già estate. La Luna illuminava il cielo scuro e gli occhi di quello che lei si ostinava a considerare un ospite rilucevano come stelle. Lui se ne stava accoccolato sulla solita marea di fogli sparsi per il piano. Lei lo guardò affascinata, le faceva compagnia oramai da tanto, ancora un po' e l'avrebbe convinta che era lì per restarci e finora non aveva mai capito perché mai l'avesse scelta. Comunque una cosa era sicura, ci faceva certe conversazioni che nemmeno con la sua analista.
"Destino... - così aveva preso a chiamarlo e lui sembrava non dispiacersene -
...che dici ho già l'ambientazione ma non i protagonisti. Due donne e lo stesso uomo? O magari più di due donne. Due uomini e la stessa donna? Roba trita e ritrita e anche un po' triste vero? Due gatti e un cane?"
Mugugnò lei mentre lo grattava dietro ad un orecchio. Destino faceva le fusa e non degnò il suo borbottio neanche di un "miao" sommesso.
"Si hai ragione... - gli disse -
...ci vorrebbe qualcosa di nuovo."
Lei fissò la Luna fuori della finestra, era piena e tonda, erano anni che le sembrava stranamente più luminosa la Luna di Giugno. Era uno strano mese Giugno. Ad un certo momento si udì un rumore intenso. Destino drizzò le orecchie e balzò sul ciglio della finestra. Attento, fremente, cacciatore. Lei ebbe paura.
"Ecco è giunto il momento, Destino sparirà così come è arrivato." Pensò spaventata.
Ma il gatto si fece indietro, si accucciò sul foglio dove lei stava scrivendo continuando a guardare fuori. Dopo poco gli screziati occhi verdi di Destino si voltarono verso di lei, passarono dei secondi che sembrarono molte ore e lei sussurrò piano avvicinando il proprio capo a quello del gatto.
"Non c'è nulla là fuori vero? E' per questo che hai cercato una casa? Oppure eri stanco delle bugie del mondo? O magari tutto quello che c'è là fuori comunque non può essere paragonato ai meandri del nostro io. E' solo dentro di noi il territorio da esplorare? E' questo quello che hai capito da tempo mio affascinante amico?"
Destino le si avvicinò piano, le strusciò la fronte contro la sua, accennò poche fusa e si riacciabellò.
"Non mi confesserai mai nemmeno uno dei tuoi segreti vero?" Gli disse sorridendo.
Si scostò un poco e visto che lui non sembrava avere nessuna intenzione di spostarsi prese un altro foglio. Destino si leccò una zampa con fare pensoso e come in una sorta di rituale portato sempre a termine prima di dormire, il manto serico brillava alla luce della Luna...e lei per quella notte decise di continuare a scrivere.