giovedì, 18 maggio 2006, ore 22:01

Quédate Luna

Il tavolo era scheggiato, liso dalle intemperie, dal sale e dagli avventori, rigato, segnato. Scritte varie e graffiti lo adornavano, di certo avrebbe avuto bisogno di una riverniciata. L'aria salmastra gli aveva donato un odore particolare, si chiese se la polena di un vecchio vascello profumasse alla stessa maniera. La cameriera girava fra i tavoli con l'aria annoiata, l'oceano mormorava sommesso quella notte. Un rum pensò ma non lo chiese ancora, aspettava. La ragazza gli lanciò l'ennesimo sguardo interrogativo, le rispose con un sorriso sbieco e alzò le spalle. Lei si mosse verso di lui, qualche passo e gli fu vicino, lui percepì la fragranza dolce della sua pelle, si era legata i capelli dopo averli lavati ma qualche ciocca ancora umida era sfuggita alla costrizione e le incorniciava il volto. Faceva caldo però, inoltre un vento tiepido e leggero soffiava lievemente quella notte, presto la chioma bruna sarebbe stata completamente asciutta.
"Per quanto tempo ancora intendi aspettare?
Pensi davvero che prima o poi lei verrà?"
"Ne sono sicuro."
le disse sussurrando.
"Rum?"
"Più tardi."
Era una notte chiara, alcuni bambini ancora giocavano sulla spiaggia, la porta delimitata da due palme e la sabbia tra le dita dei piccoli piedi nudi mentre correvano dietro al pallone. Avrebbe dato qualunque cosa per tornare a quell'età, poter infischiarsene del resto del mondo e preoccuparsi solo di correre dietro ad un pallone, avrebbe dato qualsiasi cosa anche per sentire una certa voce. Non per udirla parlare però, magari cantare, accompagnata dalla chitarra che lo seguiva fedele, quasi fosse un cane. Se ne stava appoggiata a quel tavolo mezzo dipinto di azzurro, aspettando anche lei. Erano giocose pure le nuvole che si muovevano nella brezza, d'improvviso la notte divenne così luminosa che si chiese se non fosse stata invasa dal giorno. Alzò lo sguardo e la Luna del tutto svelata invase la sua anima, lo avvolse come fosse seta, allora la vide mutare, vide quella luce limpida scendere e avvicinarlo. Sorrise quasi incantato, prese la chitarra che giaceva a lato. Le note si diffusero piano, una filastrocca gli salì alle labbra. Non sentì il rumore della tenda del chiosco che veniva scostata, non vide il vassoio col rum posarsi sul tavolo ma sentì le maracas accompagnarlo dopo qualche tempo. I pochi altri clienti del bar sulla spiaggia sembrarono gradire l'intermezzo e qualcuno si mise anche a batter le mani. Si sentiva bene, si sentiva vivo e sapeva che probabilmente la sua Luna sarebbe sparita alla fine della canzone, sapeva che probabilmente non sarebbe restata dopo tanto aspettare ma non importava. La sua pelle veniva sfiorata dal vento e le stelle lo stavano a guardare, la notte era sua, il mondo della sua Luna.

Yo no he tomado
Pero me voy a tomar un traguito ahora
Y se que lo que mas espero
Lo mas que se me enamora
Tres, siete, diez Ya no me ves
Pero si alvez Te digo tu nombre
Ya saberas quien es Soy el perro a tus pies
Que te muerde la costilla
Y las estrellas brillan y la luna se sienta en su silla

¿Qué tomas Lunita y porqué estas tan amarilla?
Bueno, ya estoy cansada y mis hijas ya me dicen viejita
Mi pelo esta seco y mi piel ya no brilla
Pero el mundo es tuyo, pero esta noche eres mía

Así que
Quédate, quédate Luna Quédate, quédate Luna
Quédate, quédate Luna Quédate, quédate Luna
Mira a Dios en el aire, mira a Dios en el mar
Yo te doy toda mi vida para oírte cantar
Oye a Dios en el viento, prueba a Dios en la miel
Dios vive afuera y adentro también
Así que
Dímelo, dímelo Luna Dímelo, dímelo Luna
Dímelo, dímelo Luna Dímelo, dímelo Luna
Dímelo, dímelo Luna Dímelo, dímelo Luna
Dímelo, dímelo Luna Dímelo, dímelo Luna
Yo no he tomado
Pero me voy a tomar un traguito ahora
Y se que lo que mas espero
Lo mas que se me enamora...

Adagio la musica si disperse e lui posò di nuovo la chitarra a terra.
"Mariposa, mia cara, ora potresti portarmi quel rum." Disse quasi sottovoce.
"Lo hai già il tuo rum, non te ne sei accorto?"
Senza fretta si voltò verso la voce che gli aveva risposto e verso la figura vestita di bianco che era appena sopraggiunta.
"Mariposa è una ragazza in gamba, riesce a capirle al volo le cose..." le rispose.
"Non mi hai aspettato, avrei voluto cantare questa notte."
"Ti sbagli, tu c'eri...e la prossima notte se lo vorrai mi troverai qua...ad aspettare ancora."
Si alzò, concesse al suo sguardo di scivolare sui biondi capelli di lei, bevve il suo rum e si avviò verso la spiaggia.
"A domani Lunita..." gli sentì dire mentre si allontanava.

(Il testo della canzone è di Devendra Banhart)
Sognato da Mirus
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musica, racconto





mercoledì, 03 maggio 2006, ore 13:58

Illusion And Pain

La sofferenza è una strana creatura, si dibatte inquieta dentro te come fosse racchiusa fra quattro mura, dopo la notte e dopo la scoperta, ti lascia tornare a casa quasi serena, ti lascia percorrere i consueti sentieri, guardare la Luna senza timori. Poi avvolta nel calore delle coperte ti assale impietosa, ti irride, ti morde, ti picchia furiosa. Le parole si affollano nella mente, ricordi d'adolescenza e delle nostre voci in conversazione, la delusione ti strazia l'anima. No, non vuoi cedere al dolore eppure senti la prima lacrima rotolare. Folle, folle, cosa credevi? Urla mesta l'angoscia. Nel pianto affranto, nella perdita di ogni inganno, nella mancata risposta, nel silenzio dopo il suo urlo impulsivo durante l'alba. Credevo, credevo e ci credo ancora o forse, forse ci ho creduto finora. Come un vaso aperto sull'afflizione, come una lancetta che segna l'incerta ora, come fossi quella sciocca di Pandora.
Sognato da Mirus
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prosa lirica