martedì, 19 dicembre 2006, ore 05:06

Sangue Misto

"Sono stanca!"
Lo affrontò gridando anche se nessuno lo affrontava mai così. Sbatté il libro sul tavolo e quello perse addirittura dei pezzi, tanto era vecchio, oltre al fatto che, naturalmente, sollevò una nuvola di polvere.
"Ammuffirò qua o mi tarlerò come questo libro e la sua copertina di legno!"
Era sempre più adirata e la cosa si vedeva chiaramente. Iniziò a passeggiare nervosamente su e giù per la biblioteca. Lui la osservò accigliato: era alta per la sua età ma questo non lo stupiva, più che altro lo stupiva che avesse ereditato i capelli biondi di sua madre, ma stavano cambiando tonalità ultimamente. Non disse nulla e la lasciò sbraitare.
"Questa stanza è la quintessenza della noia e del vecchiume, non la sopporto più! Chissà come farai a startene chiuso qua con il cielo di oggi. Ti sei rammollito ecco cosa hai fatto, ti sei rammollito!"
Lui non diede cenno d'aver sentito ma il rumore sinistro delle sue mascelle che si stringevano facendo stridere i denti si udì distintamente. Lei non parve farci caso.
"Se solo non fossi così tanto più grosso di me ti darei un bel calcio nel sedere e me ne andrei via di qui di corsa!" Chiosò incrociando le braccia e dipingendosi sul volto un'espressione di assoluto risentimento.
Lui mosse la sua mole con attenzione tra i vetri e gli alambicchi che usava per i suoi esperimenti mentre lei studiava. Le si avvicinò piano e si abbassò fino al suo orecchio. Sussurrò: "Siediti".
Senza urgenza, senza fretta, senza minaccia alcuna. Lei mestamente tornò alla seggiola che aveva appena lasciato e si sedette.
Quella sola parola pareva averla mutata a più miti proponimenti tutto d'un colpo ma più probabilmente era stato il tono.
"No, davvero, Drac sono stanchissima. Siamo qua da stamani e sono già le dodicesime mezze ore, non parlo con nessuno da giorni, se escludiamo te, e sono stufa del cibo che ci mandano: sembra che in questa rocca ci siano solo patate e zucche!"
Cercò di muoverlo a compassione guardandolo negli occhi, facendo una smorfia di disappunto ed emettendo un piccolo lamento. Nessun risultato. "Lo so..."  - disse lei anticipandolo - "...devo solo finire questo volume..." cantilenò la parola "solo" cercando di fargli capire che era impresa improba oramai. Nessun risultato. "Sto perdendo gli allenamenti con la spada!" Provò una tattica basata sul senso di colpa. "Io non sono come te, non ho la tua forza né la tua stazza...io la devo saper usare bene la spada!" Nessun risultato, lui rimaneva immobile a guardarla quasi sorridendo. Dopo una lunga pausa in cui entrambi si sfidarono nel silenzio l'aria fu smossa dalle parole di Drac. Le pronunciò praticamente sottovoce.
"Se finisci il libro ti prometto una cavalcata memorabile poi, arriveremo alla Gola Di Spine". Gli occhi le brillarono. Era testarda però e ribatté piccata: "E che me ne faccio della Gola, l'avrò vista decine di volte...almeno a Passo Celere mi dovresti portare..." disse come fosse una meta casuale...la prima che le fosse venuta in mente oltre la Gola.
"Passo Celere è a tre sequenze dalla Gola". precisò Drac quasi sghignazzando.
"Ahhhhhh ma per un cavaliere normale, non per noi, scusa ma cosa vuoi che siano sei cicli?" insistette.
"Effettivamente il nostro ritmo è leggermente più spedito del normale...va bene ti porterò al valico se finisci". Accettò alla fine Drac.
"Benissimo!" - esclamò lei - "Finirò prima di sera!"
"Non fare le cose con troppa rapidità Aleteia" - la ammonì lui - "ricorda le tue promesse". E con ciò si considerò la discussione chiusa.
Passarono intere mezze ore in cui lei non staccò lo sguardo dal libro, la luce rossastra della Stella Discendente si spense del tutto e poi sfumò anche quella gialla della Stella Risalente.
"E' tempo di riposare Aleteia"  - disse Drac sistemando le sue cose. Lei non gli rispose subito ma poi con aria un po' avvilita replicò: "Tanto lo sapevo che non avrei mai finito oggi, ero stremata già prima...chissà come avrei potuto cavalcare..."  - allungò le braccia e stirò la schiena, lui notò che non avrebbe potuto proteggerla ancora a lungo dagli sguardi del mondo.
Improvvisamente lei proruppe in una lunga risata: "Non preoccuparti Drac, quando ti preoccupi riesco a seguire il filo dei tuoi pensieri, li vedo chiari in quelle tue strane iridi dorate in cui specchio le mie, non preoccuparti, ti dico, perchè i ragazzi non oserebbero mai pensare a me in certi termini, scappano quando mi vedono, entro cinque minuti dalla mia comparsa nel cortile sono tutti spariti, rimane solo il vecchio Klug con la sua spada sbeccata che ghigna e spera di mandarmi col sedere per terra".
Drac si guardò bene a quel punto dal dirle che ce n'era uno che non scappava affatto ma che la osservava combattere da una delle torri, trasalendo ad ogni colpo che riceveva, non erano cose da dire in quel momento, non era tempo ancora. Aleteia gli si avvicinò lentamente, si appoggiò a lui posando la testa alla base del suo collo, le palpebre già le si chiudevano e mormorò addormentandosi: "Non ho fame sai Drac...mangerò domani prima di partire per la gita". Per qualche minuto non si mossero e poi lei si svegliò quasi di soprassalto, come per un brutto sogno. "Troverò qualcuno per me Drac?" - chiese mentre il sonno la riagguantava - "E tu mi lascerai mai sola?"
Gli occhi le si chiusero di nuovo e Drac sorrise, mormorando disse: "No che non ti lascerò mai figlia mia, non finché il mio cuore batterà e il fuoco mi brucerà dentro e sì che la troverai figlia mia, sì che troverai la tua anima..." La tenne stretta e la cullò per una mezza ora, la teneva ancora vicina a sé quando lei si destò di nuovo. "Padre..." disse Aleteia sommessamente "...mi regaleresti una ninna nanna come facevi quando ero un giovane giunco?"
Drac annuì adagio e dopo pochi minuti il canto del drago e la sua voce profonda echeggiarono in tutta la valle.





ps: un racconto...o meglio un goffo tentativo da imputarsi alla foga con cui sto leggendo tanto fantasy ultimamente...Grazie dunque per l'incentivo a far lavorare la fantasia alle splendide narrazioni di MacDonald, Tolkien e Martin..e grazie anche all'entusiasmo del giovane Paolini.
Sognato da Mirus
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