Si aggirava guardingo, occhi attenti ed orecchie tese, faceva piccoli passi quasi esitanti, annusava l'aria. Erano giorni e giorni che l'atmosfera aveva uno strano odore, un odore che lasciava un sapore amaro in bocca. Era giunto il tempo di muoversi, scansò le pozzanghere putride che costellavano la stradina e si allontanò lentamente.
Aveva fatto enormemente tardi, camminava svelta, l'eco dei suoi tacchi rimbombava per il vicolo, portava un vassoio di pizza perché quella sera non aveva nessuna voglia di cucinare, canticchiava una di quelle canzoni che sono già stonatissime all'origine ed ogni tanto la intervallava mormorando il ritmo delle percussioni. Avrebbe voluto trovarsi al mare, il mare di notte l'aveva sempre calmata. Tranquillizzata. Aveva il potere di lavarle via le angoscie, a volte lo faceva anche solo il pensiero di trovarsi circondata d'acqua ma quella sera niente pareva facesse effetto. Accellerò il passo, ma non aveva paura, difficilmente le capitava di avere paura di notte, scioccamente si sentiva avvolta e protetta nel buio, prima o poi le sarebbe successo qualcosa di spiacevole ed allora le cose sarebbero cambiate ma per ora non era successo nulla e lei nella notte ci camminava serenamente. Infondo le cose spaventose le aveva sempre viste e vissute al chiuso: in un ospedale, in un locale, in una casa...nella propria casa. Le stelle non le incutevano timore. Improvvisamente però sentì un rumore che la fece sussultare, urtò con il fianco un bidone e quasi perse la presa sulla sua cena. Si guardò intorno curiosa, quel tratto di strada era piuttosto scuro, la luce del lampione alla fine del vicolo non riusciva a raggiungere la zona in cui si trovava. Dopo poco le sembrò di scorgere qualcosa.
La ragazza gli si stava avvicinando con aria disinvolta, si nascose dietro ad uno di quegli strani orrendi oggetti che raccoglievano la spazzatura anche se malamente riusciva a sopportarne l'odore. Non era di certo il posto per lui quello. In realtà non sapeva quale era il suo posto ma sapeva che quello non lo era. Poi lo stupore, la osservò nell'oscurità, del resto aveva bisogno di poca luce per vedere le cose, e concluse che la conosceva. La conosceva bene. Guardò avvicinarsi la sua compagna di un tempo e si chiese se stesse bene, se incontrarsi di nuovo dovesse avere un seguito, se poteva davvero essere possibile che proprio a lui capitasse uno
scherzo del Destino. Istintivamente indietreggiò cercando di non farsi vedere ma urtò contro qualcosa di indefinito ed il rumore la allarmò.
Lei si piegò sulle ginocchia, il luccichio degli occhi non era umano e nulla che non era umano poteva farle male decise. Improvvisamente rimase incatenata a quegli occhi, verdi come i suoi.
"Non puoi essere tu." sussurrò.
Il gatto chiuse gli occhi lentamente e poi li riaprì come ad obbedire anche lui ad una sorta di incredulità visiva. E poi in un frusciare di movimento felino sparì. Lei restò attonita per qualche minuto. Era stato come vedere uno spirito, qualcosa di indefinibile che però lei per anni aveva accarezzato ed abbracciato, qualcosa che aveva consolato la sua mente e il suo animo. L'indefinibile essenza che tempo fa l'aveva abbandonata. Aveva smesso oramai di interrogarsi sui perché, forse aveva smesso di crederci e basta. Da quando se n'era andato.
"No." disse.
"Non poteva essere lui."
S'incamminò di nuovo verso casa, con meno risolutezza ma decisa a lasciare in fretta quel vicolo scuro.
Lui la guardò allontanarsi col desiderio di seguirla ancora ma era più smarrito di lei infondo. Erano davvero loro? Si erano davvero riconosciuti o era stata solo un'impressione? Rifletteva mentre si puliva il muso con la zampa. Aveva il puzzo del vicolo addosso e non lo tollerava, ricordò la poltrona sulla quale s'addormentava la sera e la scrivania coperta di fogli davanti alla finestra e ricordò il profumo di quella casa. Ma poi si allontanò nella direzione opposta, appena trovata una nuova via d'essere probabilmente sarebbe tornato. Sempre che riuscissero a sopravvivere entrambi al mutare.