Cosa ci faccio qui con un incubo mattutino che svanisce nella veglia, che disturba il riposo ma per poco si fa sentire. Non fa fusa il risveglio tranne quelle avvolte nella pelliccia, la pelliccia di un sogno che dispare e che si struscia contro l'anelito di chi non compare. Cosa ci faccio qui con le parole da trovare, che inseguono le distrazioni del nulla esplicito, come una nuvola che dal vento è sospinta a svelare e celare in un continuativo sognare di volare. Cosa ci faccio qui con l'assenza della musica, di un vero calore vitale, che è l'unica via per riuscire veramente a dissotterare i termini della definizione di una condizione meno che spaziale e più che sostanziale, una condizione da vagliare per riuscire a disturbare più di un mattino con una vaga visione.
La sensazione oramai si ripete, notte dopo notte, la non appartenenza, l'insonnia e la noia. Il mal di stomaco che lento avanza. Distendo le gambe ma in realtà vorrei allungare il pensiero, come un filo, sì, come un filo. Tutto diventa incoerenza, strapazzata e disincantata cerco la salvezza. La salvezza delle carezze che scorrono leggere sui capelli presto la mattina, quando non ancora sveglia le sento comunque sfiorarmi delicate, la salvezza di un calore che conosco e ricordo bene ma che per lunghissimi giorni più non mi appartiene. Tutto diventa pesantezza, anche le coperte si ammantano di gelo tanto che mi scopro nel sonno leggero. Leggero come l'aria di un altro sospiro, leggero come le ombre su un soffitto che rimiro. Servirebbe una ninnananna che non fosse per forza il suono di un altro respiro, che non sia per forza intrisa delle parole che narrano gli occhi di Amore prima di dormire, che non sia per forza nelle mani calde e nella presenza di un altro cuore, di un battito che all'unisono col mio accelera e rallenta i suoi colpi. A me...qui abbracciata al cuscino di un letto disfatto servirebbe il suono dei violini...o una canzone...
fra le lenzuola e ingarbugliarmi nella notte ma qua l'aria è deliziosamente fresca e me ne sto così, apparentemente controllata, a ponderare, a non credere di poter ricominciare, a galleggiare, docilmente a galleggiare, desiderando l'onda adatta a farmi di nuovo viaggiare, trasportare, desiderando una traccia di colore che ammanti di rosso il grigio, che doni di nuovo alla mia pelle il riverbero del colore, aspettando la mano che ritragga le linee del sentire, rimpiangendo quando dipingere le era naturale.
Così difficile è parlare, cercare di trascrivere gesti e sapori, cercare di fermare per un attimo il tempo, fissarlo come fosse uno scatto. Così difficile è capire nei giorni particolari che di speciale non ci sono le ore, i minuti e i secondi che vedi scorrere ma i pensieri che ti attorniano, quelli di Bene. Giorni strani che per un motivo o per un altro non hanno bisogno di essere raccontati o spiegati ma che si tendono verso le inermi parole. E loro, vittime e carnefici di questo turbinare, si lasciano andare e poi lentamente si lasciano dissolvere. Spariscono di fronte a quello che davvero non ne ha bisogno seppur di esse si bea. Dilettandosi danzano, piccole lettere ritrovate, con le ali da cherubino e sorriso partecipe, appagate sì appagate. Eppure mai troppo è il dire, mai troppo è il sentire, mai troppo è il raccontare ne mai sarà abbastanza, mai all'altezza, mai semplice, mai privo di increspature, mai indolore, mai noncurante, sempre fremente. Questo è uno di quei giorni speciali, in cui è brivido il solo pensiero della vicinanza che teme ma non s'arrende, che lotta nei deliri dell'intelletto, che si abbandona a quiete complice. Questo è uno di quei giorni complessi da raccontare e che poi non ha nessun desiderio di essere raccontato.Un giorno esigente, un giorno reale. Bello come la verità, vero come la bellezza. Interrompono la danza, densa di inconsapevole leggiadria, le parole, smarrite si accorgono di non bastare in questo giorno che diventa essenza. La tua essenza. Così ridendo gioiose del loro essere superflue cantano generose con voci di piccole fate. Perchè bastano i prodigi che tu sei.
Suggestione estiva
Alla ricerca di un pensiero libero, privo di contorsione.
Eppure profondo, eppure vero...solo puro.
Come un respiro.
Puro.
Sotto la luce delle stelle.
Non contaminato dall'inquinamento emotivo, dalle nuvole, dalle sbagliate prospettive.
Non una vita, non un'essenza, non una visione.
Solo un pensiero.
Come un respiro e come un sogno.
E addormentarmi fra braccia amorevoli.
Riposare.
Rigenerare.
Rinascere.
Senza fuoco e senza ceneri.
Incredula
A volte non ci credo.
Semplicemente, senza tanti giri di parole.
Semplicemente non ci credo più.
Come cala e cresce la Luna il mio animo avverte l'intima contraddizione di quello che mi sembra di vedere.
Mi sembra...ed è questo il punto. O forse più precisamente mi sembrava. Non posso negare di essere stata morta, di esser stata uccisa, magari solo in parte di nuovo nata. Vago vedova di me stessa. E poi, tra la nebbia delle decisioni non ancora prese, attimi limpidi in cui tutto è assolutamente chiaro e seguenti fugaci momenti in cui purtroppo lo è ancora di più.
Netta si staglia la consapevolezza.
Specchio di molti pensieri si fanno i miei occhi che tristi s'interrogano. Specchio di molti pensieri si fa il mio sorriso che nasce spontaneo.
Oscillo sospesa, intravedo Speranza che troppe volte è stata assassinata ed in quel mentre sono sicura che sia ancora viva, risorta come fenice, nascosta in altro sentire, sfuggita alle occasioni perdute, ai viaggi mancati, alle ricorrenze vuote.
Mi assale talvolta però un'anacronistica ineluttabilità di pensiero...
...ed io semplicemente non ci credo.
Nelle essenze di chi non esiste, nelle personificazioni di reazioni chimiche e di vaghe e vane illusioni...
...semplicemente non ci credo.
Scaccio nervosa le urla di Amore che insiste nell'affermare gridando la sua decisa ingerenza nelle quotidiane azioni e Futuro mi si pone sempre più spesso dinanzi chiedendo...
Chissà quanti si ignorano deliberatamente dopo esser stati amanti...
...chissà quanti...
Apatica Clessidra
Una precipitazione nel cuore, un tormento nella mente.
E' poi come fosse spossatezza. Come aver corso per chilometri per poi rendersi conto che l'obbiettivo, dopo tutta la strada percorsa, sembra più lontano di quando hai iniziato a muoverti.
Allora ti guardi intorno in cerca di qualcosa con cui poter ingannare Tempo. Egli però è fuggevole eppure attento, nemmeno un secondo gli scivola inconsapevole tra le dita. Come granelli di sabbia li lascia cadere inesorabili ma lenti, indolentemente li dosa. Fissandoti irride il bisogno, lo veste di impedimento oggettivo, lo circonda di nervosa rabbia. Il pensiero della meta docilmente lo contrasta.
Nell'assenza.

Pensieri come coperte
Ci sono occhi assopiti, sereni riposano mentre i miei si aprono.
Scendo dal letto e lentamente inizio ad abbandonare il lusinghiero Morfeo.
E c'è pelle calda e profumata sotto le coperte che attende, presto...presto nel mattino solo dalla mente raggiunta.
Ma ne sfioro la morbidezza, ne percepisco l'odore.
Desta mi immergo nei sogni...dolci sogni come dolci sono gli occhi, come dolci sono i pensieri. Inspiro profondamente un sentore ancora da raggiungere. Seppur oramai completamente sveglia i sensi restano densi di percezioni oniriche e li vedo, quegli occhi io li vedo.

Inchiostrando
C'è qualcosa di indefinito in un paesaggio che scorre, qualcosa di fluido. E' là, fuori dal finestrino che dolcemente si muove, attornia per poi andarsene, liquidamente circonda per lasciare dopo poco più di un attimo il posto ad un altro scorcio, un'altra visione.
Dondolio, ripetuto dondolio.
Come onda leggera che lievemente trasporta.
E' come la punta tonda della penna che scivola sul foglio senza alcun impedimento, le parole poi ne interrompono il candore e si depositano con lo stesso tranquillo movimento.
I paesi si susseguono e le lettere si accumulano come in un lento girotondo.
Sembra di essere in un punto fermo, forse al centro del mondo.
Verde senza confini che appare senza limiti e blu d'inchiostro che traccia segni distinti.
Piccole pause, come fermate, prima di proseguire in un racconto che racconto non è ma solo sensazione.
Tentativo di trascrizione.
Nella pioggia primaverile ogni cosa assume tutti e nessun colore.
Ho in mente i miei nuovi acquerelli, che aspettano riposti nella valigia, forse l'unica via per poter rappresentare.
Ho in mente di volerli usare.
