sabato, 28 marzo 2009, ore 13:53

Misteri

Cosa ci faccio qui con un incubo mattutino che svanisce nella veglia, che disturba il riposo ma per poco si fa sentire. Non fa fusa il risveglio tranne quelle avvolte nella pelliccia, la pelliccia di un sogno che dispare e che si struscia contro l'anelito di chi non compare. Cosa ci faccio qui con le parole da trovare, che inseguono le distrazioni del nulla esplicito, come una nuvola che dal vento è sospinta a svelare e celare in un continuativo sognare di volare. Cosa ci faccio qui con l'assenza della musica, di un vero calore vitale, che è l'unica via per riuscire veramente a dissotterare i termini della definizione di una condizione meno che spaziale e più che sostanziale, una condizione da vagliare per riuscire a disturbare più di un mattino con una vaga visione.

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attimi, visione





sabato, 18 novembre 2006, ore 02:19

Melancholy

La sensazione oramai si ripete, notte dopo notte, la non appartenenza, l'insonnia e la noia. Il mal di stomaco che lento avanza. Distendo le gambe ma in realtà vorrei allungare il pensiero, come un filo, sì, come un filo. Tutto diventa incoerenza, strapazzata e disincantata cerco la salvezza. La salvezza delle carezze che scorrono leggere sui capelli presto la mattina, quando non ancora sveglia le sento comunque sfiorarmi delicate, la salvezza di un calore che conosco e ricordo bene ma che per lunghissimi giorni più non mi appartiene. Tutto diventa pesantezza, anche le coperte si ammantano di gelo tanto che mi scopro nel sonno leggero. Leggero come l'aria di un altro sospiro, leggero come le ombre su un soffitto che rimiro. Servirebbe una ninnananna che non fosse per forza il suono di un altro respiro, che non sia per forza intrisa delle parole che narrano gli occhi di Amore prima di dormire, che non sia per forza nelle mani calde e nella presenza di un altro cuore, di un battito che all'unisono col mio accelera e rallenta i suoi colpi. A me...qui abbracciata al cuscino di un letto disfatto servirebbe il suono dei violini...o una canzone...
...solo una canzone.

When the day is long and the night, the night is yours alone,
When you're sure you've had enough of this life, well hang on
Don't let yourself go, everybody cries and everybody hurts sometimes...

If you're on your own in this life, the days and nights are long,
When you think you've had too much of this life to hang on

Well, everybody hurts sometimes,
Everybody cries. And everybody hurts sometimes
And everybody hurts sometimes. So, hold on, hold on
Hold on, hold on, hold on, hold on, hold on, hold on
Everybody hurts. You are not alone...

(R.E.M. - Everybody Hurts)
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musica, attimi





martedì, 26 settembre 2006, ore 11:59

Diserzioni






 Mai sentito un sasso
 alla bocca dello stomaco?
 E ti chiedi:
 che fine han fatto le farfalle?
 Prima c'erano!

 

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attimi





venerdì, 14 luglio 2006, ore 04:01

Painted Skin

Avrei voluto regalarti il mio sorriso e avrei voluto trovarti per raccontare di orme sulla spiaggia e di stridulo gracchiare, di voci lontane e senza importanza, di splendida indolente torpidezza. Eppure solitaria Selene mi scopro a guardarti senza nulla da dire, con poche lettere che turbinano nel petto, pochi gesti a cui penso prima di mettermi a letto. Avrei voluto cantarti la mia canzone e avrei voluto trovarti per raccontare di una conferma e non di una distruzione, di una volontà attuata e non di un'intenzione. Eppure solitaria Selene mi scopro a temerti nella tua luce indagatrice, perché sai far uscire quel che non so nemmeno di dover dire, perché sai scrutare e capire che non tutto va come deve andare. Mi piacerebbe straziarmi di dolore, contorcermi e gemere nel sudore, rigirarmi fra le lenzuola e ingarbugliarmi nella notte ma qua l'aria è deliziosamente fresca e me ne sto così, apparentemente controllata, a ponderare, a non credere di poter ricominciare, a galleggiare, docilmente a galleggiare, desiderando l'onda adatta a farmi di nuovo viaggiare, trasportare, desiderando una traccia di colore che ammanti di rosso il grigio, che doni di nuovo alla mia pelle il riverbero del colore, aspettando la mano che ritragga le linee del sentire, rimpiangendo quando dipingere le era naturale.


"I'm thinking of you In my sleep They're not good thoughts...
But there's no easier way...
But i don't wanna hear this no more And i don't wanna feel this no more
And i don't wanna see this no more And i don't wanna experience this no more
Cause i know i 've got to say I know i've got to say
Goodbye Baby goodbye Goodbye Baby goodbye
You're my sweetheart Goodbye
You're my sweetest
Goodbye..."
(Archive)
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giovedì, 09 marzo 2006, ore 00:11

Quiete complice

Così difficile è parlare, cercare di trascrivere gesti e sapori, cercare di fermare per un attimo il tempo, fissarlo come fosse uno scatto. Così difficile è capire nei giorni particolari che di speciale non ci sono le ore, i minuti e i secondi che vedi scorrere ma i pensieri che ti attorniano, quelli di Bene. Giorni strani che per un motivo o per un altro non hanno bisogno di essere raccontati o spiegati ma che si tendono verso le inermi parole. E loro, vittime e carnefici di questo turbinare, si lasciano andare e poi lentamente si lasciano dissolvere. Spariscono di fronte a quello che davvero non ne ha bisogno seppur di esse si bea. Dilettandosi danzano, piccole lettere ritrovate, con le ali da cherubino e sorriso partecipe, appagate sì appagate. Eppure mai troppo è il dire, mai troppo è il sentire, mai troppo è il raccontare ne mai sarà abbastanza, mai all'altezza, mai semplice, mai privo di increspature, mai indolore, mai noncurante, sempre fremente. Questo è uno di quei giorni speciali, in cui è brivido il solo pensiero della vicinanza che teme ma non s'arrende, che lotta nei deliri dell'intelletto, che si abbandona a quiete complice. Questo è uno di quei giorni complessi da raccontare e che poi non ha nessun desiderio di essere raccontato.Un giorno esigente, un giorno reale. Bello come la verità, vero come la bellezza. Interrompono la danza, densa di inconsapevole leggiadria, le parole, smarrite si accorgono di non bastare in questo giorno che diventa essenza. La tua essenza. Così ridendo gioiose del loro essere superflue cantano generose con voci di piccole fate. Perchè bastano i prodigi che tu sei.
Bastano i prodigi che tu sei.

Auguri...ed insieme tutto ciò che vorrei dirti ma che non so dire...
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attimi





giovedì, 19 gennaio 2006, ore 03:29

A Luce Spenta

E non ci credo che se ne va così come è arrivata quella sensazione di angoscia logorata, stremata dalla troppe volte in cui è stata provata. Eppure so che lo farà, naturale come respirare la sentirò svanire, piano, lentamente o d'improvviso mi troverò a sorprendermi nel notare che per sentirla ancora devo andarla a cercare. Cosa è stato a farti scappare mio caro pensiero ritorto su se stesso, cosa è stato a farti arrendere questa notte, cos'hanno queste ore di buio farcite di diverso, di così tanto diverso da farti ritirare. La musica tenue arranca nelle orecchie, faticosamente procede sino al centro di quella strana estensione che si fa imputata di fronte a quello strano giudice che è Amore. E non ci credo che non si riesce a vedere.
Lasciami dormire per un po'...

E non ho fretta di comprendere e vedere, leggere ogni cosa non è più essenziale, leggere in generale non è più essenziale ma diviene vitale il tocco che non ho, lo sguardo che riverbera il battito e che non scorgo, la mia mano stretta in quella più grande e più calda che sogno.

Fammi un po' di posto accanto a te

e raccontami da capo di noi due...

Di nuovo, da capo, inizia dalla fine, finisci con l'inizio. Perchè ho voglia di sentire parlare, di afferrare la voce di cui ho bramato il sospiro, di toccare le inframezzate parole.

Non c'è niente da capire

se ti dico che doveva andar così...

Il gioco dei meriti e dei misfatti si intreccia con ogni chiarimento inutile e poco importante.

Non è importante

non è stata certo tutta colpa tua
non sei colpevole...

Nessuna responsabilità nella spinta del cuore, nell'impulso di abbracciare, di voler avere, di voler amare. Irrompe alla vista una foto, cercata o sopraggiunta non conta.

Non è solamente volontà

non è solamente il tuo destino
non è importante...

E ti osservo con la sigaretta fra le dita in una visione che ti cambia un po'.

Sono solo le tre e mezza del mattino

come fare a prendere sonno non lo so
mi rigiro con la faccia verso il muro...

Come sto?

Se soltanto riuscissi a spiegartelo...

Son passate le tre e mezza del mattino
chiudo gli occhi e cerco il buio come un faro...

(corsivi dei Perturbazione - A Luce Spenta)
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musica, attimi





domenica, 11 dicembre 2005, ore 00:11

Undici Dicembre

Ti ho immaginata in mille modi, di mille incanti vestita, ti ho immaginata folletto della notte o piccola sciamana della rinascita. Sei sorriso di Sole e occhi di Bene. Occhi così grandi e così scuri, capaci di malinconie profonde e di leggere svagatezze, capaci di scovare la più perfetta canzone solo per potermela donare. Ti ho immaginata ammantata di raggi di luce e di parole. Parole che ho sempre sentito come onde, come battiti di cuore, come gli irregolari e lievi voli di una farfalla. Parole che non posso dimenticare, che sanno ancora farmi piangere e sognare. Ti ho immaginata in mille modi, di mille incanti vestita, ti ho immaginata...il giorno in cui sei nata.
"...tu per me sei vero
sei il mio più dolce pensiero
il prezzo sai è un po' il mare
ti culla e non ti vuol lasciare..."
(Oceano di gomma - Afterhours)

Mille auguri, mille candeline, mille desideri tutti per te.
E poi...
...mille ancora.


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musica, attimi





lunedì, 28 novembre 2005, ore 17:00

Undressed

Come il serpente che cambia pelle quando essa è troppo stretta per contenerlo ancora, così cambio pelle io che cresco o mi rimpicciolisco, comunque muto. Mi lascio vecchi aspetti di me alle spalle solo quando so che non avrò rimpianto del mio precedente vestito o quando è oramai troppo largo o troppo stretto, troppo sfilacciato, scucito o strappato. Perchè la radice profonda a cui essere fedele non è ancorata alla mia pelle ma attraverso di essa passa e si diffonde. Come l'effluvio di un profumo, come il diverso intento di uno sguardo. Vestita di nuovo e nuda di me.
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attimi





mercoledì, 31 agosto 2005, ore 17:37

Fuga da Ego

Tra le mille cose che mi si agitano dentro, nel profondo, non riesco a mettere in fila parole. Forse semplicemente non ne esistono, per ora, che possano occupare il nuovo spazio poiché esso è mutato in preda ad un gene impazzito. I pensieri che naturalmente di getto si trascrivevano ora prendono altre vie, direzioni diverse. E non sempre le stesse. Il fatto è che non riesco a stare come fossi irrisolta, il tarlo che è nella mia mente lavora, dimenticare non riesco, solo procrastinare sarebbe un errore. A volte molto sembra semplice, più volte ancora il contrario e così anche la mia penna si ribella. Scioccandomi con quello che non aveva mai fatto. Molto probabilmente sto aspettando ancora, e non cercando, di capire, ancora, di almeno intuire, ancora, di sapere cosa dovrei fare con le conferme avute. Me le trovo fra le mani e mi sembrano insulse e vuote. Sciocche, banalmente ottenute e me ne chiedo l'origine. Credo di aver scoperto di essere più brava a leggere di quello che io stessa credevo ma ho idea di non sapere che farmene perché implacabilmente sfuggo a me.
Perdo le mie righe.
E chi poi le trova, anche se le contempla compiaciuto non le riconosce. Eppure mi sembro così svelata talvolta che ho paura. Probabilmente però è solo il nuovo spazio che perde le sue righe, deve comprenderne il motivo perché non gli è chiaro ma sicuramente un po' si sente menomato dalla dispersione. Forse un po' offeso sussurra:
i tuoi pensieri sono sempre tuoi e specchio di te...
...perché li disperdi? E dove corri sciocca...
...dove corri?

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attimi





giovedì, 11 agosto 2005, ore 10:01

Suggestione estiva

Alla ricerca di un pensiero libero, privo di contorsione.
Eppure profondo, eppure vero...solo puro.
Come un respiro.
Puro.
Sotto la luce delle stelle.
Non contaminato dall'inquinamento emotivo, dalle nuvole, dalle sbagliate prospettive.
Non una vita, non un'essenza, non una visione.
Solo un pensiero.
Come un respiro e come un sogno.
E addormentarmi fra braccia amorevoli.
Riposare.
Rigenerare.
Rinascere.
Senza fuoco e senza ceneri.

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attimi





mercoledì, 22 giugno 2005, ore 23:04

Incredula

A volte non ci credo.
Semplicemente, senza tanti giri di parole.
Semplicemente non ci credo più.
Come cala e cresce la Luna il mio animo avverte l'intima contraddizione di quello che mi sembra di vedere.
Mi sembra...ed è questo il punto. O forse più precisamente mi sembrava. Non posso negare di essere stata morta, di esser stata uccisa, magari solo in parte di nuovo nata. Vago vedova di me stessa. E poi, tra la nebbia delle decisioni non ancora prese, attimi limpidi in cui tutto è assolutamente chiaro e seguenti fugaci momenti in cui purtroppo lo è ancora di più.
Netta si staglia la consapevolezza.
Specchio di molti pensieri si fanno i miei occhi che tristi s'interrogano. Specchio di molti pensieri si fa il mio sorriso che nasce spontaneo.
Oscillo sospesa, intravedo Speranza che troppe volte è stata assassinata ed in quel mentre sono sicura che sia ancora viva, risorta come fenice, nascosta in altro sentire, sfuggita alle occasioni perdute, ai viaggi mancati, alle ricorrenze vuote.
Mi assale talvolta però un'anacronistica ineluttabilità di pensiero...
...ed io semplicemente non ci credo.
Nelle essenze di chi non esiste, nelle personificazioni di reazioni chimiche e di vaghe e vane illusioni...
...semplicemente non ci credo.
Scaccio nervosa le urla di Amore che insiste nell'affermare gridando la sua decisa ingerenza nelle quotidiane azioni e Futuro mi si pone sempre più spesso dinanzi chiedendo...
Chissà quanti si ignorano deliberatamente dopo esser stati amanti...
...chissà quanti...

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attimi





lunedì, 30 maggio 2005, ore 14:47

Imperativi categorici

L'imposizione necessaria diviene scontro diretto. Vive e scalpita Rabbia repressa che non ne sopporta alcuna.
Ma c'è il modo per acquietarla, esiste l'equilibrio, che forse però sta tutto nella sua ricerca.
Non giungerò mai al perfetto punto di sospensione tra fare e volere, non giungerò mai ad afferrare veramente la materialità di certe situazioni.
So però che ci sono attimi in cui ogni cosa perde la sua effimera concretezza.
Luoghi, momenti, visioni e  soprattutto suoni che si elevano dallo stato cosciente. Viaggiano, trasportano e trascinano lontano. O forse ti tengono vicino. Così vicino che stupita ti trovi ad osservare il tuo cuore quando credevi di spostarti per guardare qualcun'altro. In realtà credo che ogni "altro" debba accompagnarti per essere veramente parte del viaggio, non basta essere meta, non basta essere obiettivo. Se le orme tendono ad un luogo che poi dispare voltandoti indietro è semplice accorgersi che si è camminato soli.
Nessun luogo come destinazione ma impronte adiacenti, è questo il chiaro segreto.
Quando accade tutto succede con una naturalità così sorprendente da interdire il respiro al solo pensiero, anche se nel volgersi poi si possono notare segni impressi da passeggiate solitarie, l'importante è intravedere dove e quando esse sono più avvallate...perché reggevi qualcuno tra le braccia, perché ti sostenevano tra le braccia.
E così io le vedo le mie orme a volte solitarie e leggere, così come vedo quelle che le affiancano o quelle lasciate profonde e pesanti.
Lasciate da me...lasciate da altri.
Infine solo uno è l'unico imperativo categorico che posso e voglio darmi: non perdere di vista i percorsi ed osservare dall'ombra più a lungo possibile il Sole tra le fronde, tutte le volte che si fa strada tra i rami tutte le volte che, nonostante me, brilla.


(Torre del Parco 28.-.05.-.05 h.14.12)
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attimi, visione





mercoledì, 11 maggio 2005, ore 22:43

Apatica Clessidra

Una precipitazione nel cuore, un tormento nella mente.
E' poi come fosse spossatezza. Come aver corso per chilometri per poi rendersi conto che l'obbiettivo, dopo tutta la strada percorsa, sembra più lontano di quando hai iniziato a muoverti.
Allora ti guardi intorno in cerca di qualcosa con cui poter ingannare Tempo. Egli però è fuggevole eppure attento, nemmeno un secondo gli scivola inconsapevole tra le dita. Come granelli di sabbia li lascia cadere inesorabili ma lenti, indolentemente li dosa. Fissandoti irride il bisogno, lo veste di impedimento oggettivo, lo circonda di nervosa rabbia. Il pensiero della meta docilmente lo contrasta.
Nell'assenza.

 

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attimi





mercoledì, 27 aprile 2005, ore 01:11

Vermiglio liquido

Ogni tanto mi accade.
Succede sempre meno spesso ma attendo il tempo in cui i ricordi saranno vividi come fossero appena vissuti e frequenti come le gocce di pioggia in primavera. So che verrà, non ci si può fidare di esso ma non è questo il caso.
Quel tempo verrà.
E così vedrò e rivedrò ancora, quella lama affilata che lentamente si muove e le piccole stille rosso rubino che sottraevano dolore al dolore, quasi non ci credevo eppure energicamente agiva, funzionava, lo guardavo scivolare e sapevo il suo nome. Ero tenera...e se ora osservo scorgo chiaramente i segni di quel passaggio.
E così avrò il desiderio di sentire ancora, sulla pelle ancora, nella carne ancora.
Riflesso rosso di un pensiero scosso, imbizzarrito, solo dalla sofferenza calmato.
E così io lo uccido ancora, nella mia mente ancora, sul mio corpo ancora.
E così ci sono momenti in cui ripudierei fortemente Amore, vorrei rinnegare il suo scorrere e il suo colore.

Ma non posso...
...ne ho piene le vene.
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attimi, prosa lirica





lunedì, 18 aprile 2005, ore 08:18

Pensieri come coperte

Ci sono occhi assopiti, sereni riposano mentre i miei si aprono.
Scendo dal letto e lentamente inizio ad abbandonare il lusinghiero Morfeo.
E c'è pelle calda e profumata sotto le coperte che attende, presto...presto nel mattino solo dalla mente raggiunta.
Ma ne sfioro la morbidezza, ne percepisco l'odore.
Desta mi immergo nei sogni...dolci sogni come dolci sono gli occhi, come dolci sono i pensieri. Inspiro profondamente un sentore ancora da raggiungere. Seppur oramai completamente sveglia i sensi restano densi di percezioni oniriche e li vedo, quegli occhi io li vedo.

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attimi





lunedì, 11 aprile 2005, ore 18:28

Inchiostrando 

C'è qualcosa di indefinito in un paesaggio che scorre, qualcosa di fluido. E' là, fuori dal finestrino che dolcemente si muove, attornia per poi andarsene, liquidamente circonda per lasciare dopo poco più di un attimo il posto ad un altro scorcio, un'altra visione.
Dondolio, ripetuto dondolio.
Come onda leggera che lievemente trasporta.
E' come la punta tonda della penna che scivola sul foglio senza alcun impedimento, le parole poi ne interrompono il candore e si depositano con lo stesso tranquillo movimento.
I paesi si susseguono e le lettere si accumulano come in un lento girotondo.
Sembra di essere in un punto fermo, forse al centro del mondo.
Verde senza confini che appare senza limiti e blu d'inchiostro che traccia segni distinti.
Piccole pause, come fermate, prima di proseguire in un racconto che racconto non è ma solo sensazione.
Tentativo di trascrizione.
Nella pioggia primaverile ogni cosa assume tutti e nessun colore.
Ho in mente i miei nuovi acquerelli, che aspettano riposti nella valigia, forse l'unica via per poter rappresentare.
Ho in mente di volerli usare.

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