
Le tempie pulsanti 
La sensazione oramai si ripete, notte dopo notte, la non appartenenza, l'insonnia e la noia. Il mal di stomaco che lento avanza. Distendo le gambe ma in realtà vorrei allungare il pensiero, come un filo, sì, come un filo. Tutto diventa incoerenza, strapazzata e disincantata cerco la salvezza. La salvezza delle carezze che scorrono leggere sui capelli presto la mattina, quando non ancora sveglia le sento comunque sfiorarmi delicate, la salvezza di un calore che conosco e ricordo bene ma che per lunghissimi giorni più non mi appartiene. Tutto diventa pesantezza, anche le coperte si ammantano di gelo tanto che mi scopro nel sonno leggero. Leggero come l'aria di un altro sospiro, leggero come le ombre su un soffitto che rimiro. Servirebbe una ninnananna che non fosse per forza il suono di un altro respiro, che non sia per forza intrisa delle parole che narrano gli occhi di Amore prima di dormire, che non sia per forza nelle mani calde e nella presenza di un altro cuore, di un battito che all'unisono col mio accelera e rallenta i suoi colpi. A me...qui abbracciata al cuscino di un letto disfatto servirebbe il suono dei violini...o una canzone...
profumo, ignara e incurante del freddo o del tempo. Finalmente si vedeva come era, gli occhi lucenti, il sorriso gioioso e le ali spiegate, non voleva più il perdono di nessuno, non voleva più le scuse di nessuno, aveva il cielo ad attenderla e voleva solo volare.
fra le lenzuola e ingarbugliarmi nella notte ma qua l'aria è deliziosamente fresca e me ne sto così, apparentemente controllata, a ponderare, a non credere di poter ricominciare, a galleggiare, docilmente a galleggiare, desiderando l'onda adatta a farmi di nuovo viaggiare, trasportare, desiderando una traccia di colore che ammanti di rosso il grigio, che doni di nuovo alla mia pelle il riverbero del colore, aspettando la mano che ritragga le linee del sentire, rimpiangendo quando dipingere le era naturale.
Il tavolo era scheggiato, liso dalle intemperie, dal sale e dagli avventori, rigato, segnato. Scritte varie e graffiti lo adornavano, di certo avrebbe avuto bisogno di una riverniciata. L'aria salmastra gli aveva donato un odore particolare, si chiese se la polena di un vecchio vascello profumasse alla stessa maniera. La cameriera girava fra i tavoli con l'aria annoiata, l'oceano mormorava sommesso quella notte. Un rum pensò ma non lo chiese ancora, aspettava. La ragazza gli lanciò l'ennesimo sguardo interrogativo, le rispose con un sorriso sbieco e alzò le spalle. Lei si mosse verso di lui, qualche passo e gli fu vicino, lui percepì la fragranza dolce della sua pelle, si era legata i capelli dopo averli lavati ma qualche ciocca ancora umida era sfuggita alla costrizione e le incorniciava il volto. Faceva caldo però, inoltre un vento tiepido e leggero soffiava lievemente quella notte, presto la chioma bruna sarebbe stata completamente asciutta. 

Attraverso l'acqua...
La Petite Fille de la Mer - Vangelis
Nell'aria suona..
Désert
"Oh mon amour, mon âme soeur
Je compte les jours je compte les heures
Je voudrais te dessiner dans un désert
Le désert de mon coeur
Oh mon amour, ton grain de voix
Fait mon bonheur à chaque pas
Laisse-moi te dessiner dans un désert
Le désert de mon coeur
Dans la nuit parfois, le nez à la fenêtre
Je t'attends et je sombre
Dans un désert, dans mon désert, voilà
Oh mon amour, mon coeur est lourd
Je compte les heures je compte les jours
Je voudrais te dessiner dans un désert
Le désert de mon coeur
Oh mon amour, je passe mon tour
J'ai déserté les alentours
Je te quitte, voilà c'est tout
Dans la nuit parfois, le nez à la fenêtre
J'attendais et je sombre
Jetez au vent mes tristes cendres, voilà..."
(E.Simon)
Le note nell'aria..
Figlio della Luna
“Per chi non fraintenda
narra la leggenda
di quella gitana
che pregò la Luna
bianca ed alta nel ciel,
mentre sorrideva
lei la supplicava
«Fa che torni da me»
«Tu riavrai quell'uomo,
pelle scura,
con il suo perdono
donna impura
però in cambio voglio
che il tuo primo figlio
venga a stare con me.»
Chi suo figlio immola
per non stare sola
non è degna di un re.
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai..
Figlio della luna..
Nacque a primavera
un bambino
da quel padre scuro,
come il fumo
con la pelle chiara
gli occhi di laguna
come un figlio di luna.
«Questo è un tradimento
lui non è mio figlio
ed io no, non lo voglio»
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai..
Figlio della luna..
II gitano folle
di dolore
colto proprio al centro
dell'onore
l'afferrò gridando
la baciò piangendo
poi la lama affondò,
corse sopra al monte
col bambino in braccio
e lì lo abbandonò.
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai..
Figlio della luna..
Se la luna piena
poi diviene
è perché il bambino
dorme bene
ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla..
Ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla.....”
(Mecano)