Quest'anno ti ho persa Neve bianca, ti sei rifugiata solo in alta montagna, pochissimi fiocchi a bagnarmi le dita, un Inverno maldestro ed è già Primavera. Passano sui petali gli ultimi venti freschi all'ombra di rami che hanno anticipato le loro gemme. La senti la domanda Neve sparita? Dove sei stata in questi mesi? Perché ti trovo solo dopo una lunga salita? Osservo i guardiani della valle circospetta, sono già verdi e hanno l'aria serena. Mi manca qualcosa...
Da un sogno imprigionata, attanagliata da una malinconia a volte disperata. Offre il viso al Sole durante il giorno, Sole che le scalda la pelle ed asciuga le lenzuola. Sporge una mano dal letto durante la notte, abbandonata mollemente mentre il sonno non arriva. La nostalgia ha le mani fredde, pensa mentre la Luna trasforma il nero del cielo in blu e si adopera per trattenere quell'azzurro che solo Apollo riesce a vedere. La nostalgia ha un profumo fresco di bucato, un profumo che ti si attacca alle dita. La nostalgia ti sussurra di dimenticare che le tue mani possano emanare un altro aroma, ma nonostante questo ella lo ricorda quell'odore, quell'epidermico sapore, quel calore che un tempo stringeva. La nostalgia ha le sembianze di un'alta torre che ti tiene distante e la distanza ogni giorno diventa più grande, si tramuta in infinite leghe. E così mentre Morfeo sta a guardare dolcemente si alza, si dirige verso la brezza che spira dalla finestra posando i palmi quasi gelidi sulle gote ben più calde e rosee di un pensiero che va oltre l'ardore, si appoggia lentamente alla soglia attendendo una pioggia, anelando un profumo, desiderando il calore, guarda in alto e si specchia nel diafano e ceruleo chiarore. Reciprocamente si consolano Danae e Selene.
L'immagine è fissa nel pensiero, dinamica nella percezione. Si agita dentro come fosse viva. Ho perso il timone proprio nell'attimo in cui si è scatenata la tempesta. Da sola non sono riuscita ad ammainare le vele, il vento mi ha portato lontano dal calmo mare che poco prima mi sfiorava con delicatezza la mano, corro e mi affanno pensando a quando con ansia attendevo di poter esclamare: Terra! Terra! E ora chissà dove sono, chissà se è ancora più distante. Eolo si accanisce e lacera, non faccio in tempo a fissare catene e a tirar corde. No, mi ribello, la terra dannazione non può essere lontana, soffro ma non ho paura d'affogare, soffro per chi non mi vede arrivare. Conosco la luce del faro, il cielo deve solo lasciarmela vedere, la terra diamine non mi può sfuggire, con tutta me stessa saprò lottare, giusto il tempo di arrivare, saprò ritrovare la via una volta ritrovata la tranquillità del mare, con la mano tornerò a sfiorarlo, con l'orecchio ad ascoltarlo, con la bocca ad assaggiarlo, col cuore a sentirlo. Arriverò e poi mi lascerò andare a chi so mi saprà asciugare, quietamente accoglierò Morfeo e la buonanotte non avrà parole, echeggerà in un sussurro senza più dolore.
La sofferenza è una strana creatura, si dibatte inquieta dentro te come fosse racchiusa fra quattro mura, dopo la notte e dopo la scoperta, ti lascia tornare a casa quasi serena, ti lascia percorrere i consueti sentieri, guardare la Luna senza timori. Poi avvolta nel calore delle coperte ti assale impietosa, ti irride, ti morde, ti picchia furiosa. Le parole si affollano nella mente, ricordi d'adolescenza e delle nostre voci in conversazione, la delusione ti strazia l'anima. No, non vuoi cedere al dolore eppure senti la prima lacrima rotolare. Folle, folle, cosa credevi? Urla mesta l'angoscia. Nel pianto affranto, nella perdita di ogni inganno, nella mancata risposta, nel silenzio dopo il suo urlo impulsivo durante l'alba. Credevo, credevo e ci credo ancora o forse, forse ci ho creduto finora. Come un vaso aperto sull'afflizione, come una lancetta che segna l'incerta ora, come fossi quella sciocca di Pandora.
Catturata, vinta, piacevolmente cinta. Di braccia amorevoli sono ingorda, pelle contro pelle, respiro su respiro, volute di fiato, si mescola il sospiro. Palpebre abbassate, labbra dischiuse, dolce e arrendevole spirito d'amore. In lode solo a te fin troppe parole quando il tuo elogio più grande è semplicemente stringere. Tacere, gustare, volere...amare. Ma di semplice non c'è nulla nell'umano sentire e probabilmente sorridi nel vederci spasimare, oh cherubino alato spiegami il cuore, dipana il mistero che nulla ha da svelare, basterebbe imparare ad abbracciare. Epidermica sensazione, stretta ardita verrà prima o poi mai veramente capita? Scorre caldo il sangue ad ogni pulsare, che bisogno c'è di parlare?
Danza involutiva
C'è una sottile differenza tra il vedere e il non vedere, sembra palese e semplice comprendere cosa si sta osservando eppure non è così. Tengo gli occhi chiusi stanca dei miei fallimenti e proprio mentre penso di occupare forza ed energia nel cercare di capire mi sto rendendo volutamente cieca. In una sorta di danza macabra ignoro il mio lento scomparire e sorrido di fronte al tempo che si consuma inesorabile. Indosso una maschera e poi un'altra ed un'altra ancora in infinite mutazioni di me specchi solo del parziale. Giro in tondo mostrando mille volti senza nessuno che mi guardi negli occhi davvero e scorga l'intero. Ciò che era linfa vitale ora avvelena il sangue, asfissia la mente. E' il mio tocco che imputridisce o il sentire marcisce da solo? Gli scritti che narrano di attimi chiari immersi nel Sole prenderanno il colore dei fogli in cui sono rimasti intrappolati e che a lungo hanno vagato senza dimora. Non trovano posto e non ne troveranno. I ricordi non hanno saputo incarnarsi in trascrizione ed ora sono morti di rimpianto nel cambiamento.
Straccio pezzi del mio soffocante cuore, li lascio cadere e faccio finta di non vedere.
Incoscientemente continuo a ballare.
Seta
Liscia la pelle scivola sotto la mano attenta.
Come rito propiziatorio anche per la mente ogni olio lentamente si muove e nutre. Nuove fragranze inondano le narici ed i respiri gonfiano il petto.
Mi preparo ed attendo.
E' l'attesa che lentamente tramuta. Nessun dolore deve poter trovare appiglio nell'aspettare. Fu già molto tempo fa il supremo consiglio. Non ci colga impreparati quello che c'è e che fa il suo corso. Che il pensiero sia pronto e così anche il corpo.
Liscia la pelle scivola sotto la mano attenta.
Odor di pesca e di zenzero che ad inspirarlo sembra quasi rotondo. E così morbidamente il dolce sentore arriva nel profondo.
